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WEB 2.0 il web di seconda generazione


 Quando si parla di frontiere avanzate nell'uso delle nuove tecnologie  si fa riferimento al Web 2.0 (nel 2005 è stato l'editore Tim O'Reilly a coniare il termine), anche se già si parla di Web 3.0.  

Web 2.0 non è un software specifico, nè un marchio registrato, ma un insieme di strumenti e di modalità per usare la rete in modo nuovo e innovativo (vedi allegato). 
Le tecnologie e il web  stanno diventando più vicine e funzionali alle esigenze dell'uomo. Una evoluzione naturale, un’automaturazione resa possibile da nuovi tool. L’uso delle TIC ha comportato un affinamento: dalla piattaforma di "solo accesso" del primo Web 1.0 si sta passando ad ambiente più partecipativo, con interfaccia funzionale alla collaborazione e cooperazione tra individui. In altre parole, si è maggiormente sviluppato l'aspetto della relazionalità e dell'interoperabilità sociale: un interscambio finalizzato alla costruzione mirata della conoscenza. 

Le diverse facce dell’evoluzione

  • La comunicazione e l'informazione sono diventate completamente digitalizzate. Grazie ai nuovi media digitali i contenuti tendono a farsi crossmediali: un singolo contenuto può essere veicolato attraverso molteplici canali di comunicazione, quello stesso contenuto può assumere differenti forme, in base alla tecnologia di trasmissione utilizzata e alle esigenze di colui che fruisce.
  • le tecnologie permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce: l'informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all'altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso (RSS, share, ecc.).
  • il modello trasmissivo della conoscenza e dell'informazione, dalla metà degli anni '90, ha ceduto il posto all'interazione tra differenti individui: i nuovi strumenti hanno aggiunto alla dimensione individuale quella sociale e collettiva. Il modello gerarchico, lineare, fonologico, si evolve attraverso un maggiore coinvolgimento collaborativo tra i soggetti immersi nel processo comunicativo, proiettati verso una costruzione interpersonale di senso, in cui non sono fissi i ruoli.
  • l’eccesso di informazione (overload) ha reso necessaria la selezione, la sintesi e la mediazione. Con l’avvento della società dell’informazione e della conoscenza (strategia di Lisbona  2000) l’accento viene posto su quest’ultima: da una situazione in cui il dato quantitativo delle informazioni trasmesse è  prevalente sulla qualità, si è passati ad affrontare i problemi della selezione dell’informazione nel quadro di un orizzonte di senso nel quale collocarla.
  • Al paradigma informativo subentra quello relazionale in cui l'interlocuzione non è fonologica  ma dialogica (uno-molti, molti-molti), che non scambia significati ma è basata sulla costruzione interpersonale di senso (reti sociali).

Gli studi sulla costruzione della conoscenza

L’evoluzione è stata resa possibile, a partire dagli anni '90, dagli studi (anche critici) che hanno messo in luce, accanto alla dimensione individuale, gli aspetti  sociali e collettivi della conoscenza (costruttivismo, costruttivismo sociale, costruzionismo, contestualismo). Lévy (1996) parla di intelligenza collettiva, De Kerckhove (1993) ha messo in evidenza le interconnessioni (intelligenza connettiva). Morin (1999) parla di "una testa ben fatta" [link] capace di organizzare le conoscenze così da evitare la loro sterile accumulazione attraverso un processo circolare di "separazione, interconnessione, analisi e sintesi".
Da qui alcune conseguenze psicopedagogiche:
  • un utilizzo consapevole delle risorse informative comporta lo sviluppo di un pensiero critico, capace di destrutturare e ristrutturare le informazioni, riattraversandole continuamente e rimettendo in discussione l'affidabilità e la fondatezza di quanto di volta in volta si cristallizza nelle consapevolezze acquisite;
  • lo sviluppo del pensiero abduttivo, a metà strada tra l'induttivo e il deduttivo, adatto a gestire la contingenza, l'incertezza e l'imprevedibilità delle situazioni comunicative per poterne governare i processi e gli esiti;
  • una capacità multitasking idonea a selezionare contemporaneamente più informazioni parcellizzate e blobbizzate, per costruirne il senso in relazione al contesto in cui si collocano.
  • l’importanza dell’informal learning: l'apprendimento non formale, non suggellato da certificazioni ufficiali, che avviene nei luoghi di lavoro, nelle organizzazioni, nei gruppi, nelle associazioni e nell'ambito di agenzie educative diverse dalla scuola, ha un peso determinante nello sviluppo della conoscenza dei singoli individui (sulle nuove strategie dell’elearning sono interessanti gli studi di Rotta, Calvani, Fini, Bonaiuti e Trentin).
  • il processo costruttivo del sapere continua ininterrottamente nell'età adulta nel lifelong learning (apprendimento permanente).
  • la ri-centratura sul soggetto/persona per seguirne le dinamiche cognitive, i bisogni formativi personali e l'autonomo controllo del proprio processo di apprendimento: work-leisure-learning (dal formale all'informale), ambiente PLE (Personal Learning Environment) e PKE, ricomposizione dei diversi ambiti del sapere individuale.
  • la parola chiave oggi è flessibilità, mashup (esempio - video) cioè "miscuglio"di informazioni che ogni individuo prende da Internet e destruttura ricomponendole poi in modo del tutto originale e creativo assieme agli altri, attraverso gli strumenti tecnologici di condivisione della comunicazione e dell'informazione. 

Gli strumenti tecnologici

  • Sistemi di produttività individuale in rete [E-portfolio, Diario di bordo, Podcast, Personal blog, authoring tools]
  • Sistemi di condivisione di risorse [Glossario, Repository, Social tagging, Filesharing, C.maps]
  • Sistemi di comunicazione on-line [Chat, forum, e-mail, Istant messaging, audiovideoconferenza, Skype]
  • Sistemi di supporto ai processi di gruppo [Brainstorming, Wiki, Calendario condiviso, Sondaggi]
  • Sistemi di reti di costruzione della conoscenza [Wiki, Blog, Lavagne condivise, Social networking]
  • Sistemi di simulazione immersiva [Sim city, Active worlds, Second life]

La ricaduta per la scuola

Conceptual maps, feeds, blogs, tagging, social bookmarking, wiki rappresentano gli strumenti del social networking che ampliano le opportunità messe a disposizione della rete per la collaborazione e la condivisione di percorsi conoscitivi sviluppati in contesti operativi e d'insegnamento-apprendimento.
Il loro utilizzo richiede alcune attenzioni:
  • I docenti devono conoscere prioritariamente le potenzialità educative di ognuno di questi strumenti per un loro utilizzo adeguato a seconda dei contesti comunicativi e di insegnamento/apprendimento, contesti che devono essere predisposti e non presupposti.
  • Il cambiamento strutturale offerto dai nuovi strumenti è complesso e comprende la gestione dei contenuti, degli interventi dei singoli individui, l'organizzazione di gruppo (community) degli ambienti di condivisione e di costruzione collaborativa.
  • La rotazione dei ruoli rappresenta una potente motivazione e una condizione essenziale.
  • Una riflessione sull’organizzazione semantica dei contenuti costituisce un imprescindibile corollario.
  • Il sito scolastico costituisce il primo strumento intorno a cui far convergere risorse, sviluppandolo gradualmente sotto forma di laboratorio.
Il web deve continuare ad essere uno strumento libero e democratico, senza irrigidimenti tecnologici ed operativi, non limitato dal business e dai controlli governativi. Uno strumento al servizio delle esigenza delle persone nella società liquida.

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